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Archive for marzo 2010

Nessuno li ha scelti

Il posto di lavoro è quello in cui passiamo la maggior parte del tempo. Per la maggioranza delle persone questo rito disgraziato si ripete quasi tutti i giorni dell’anno, non lasciando spazio all’utilizzo costante della sindrome da super-woman/man (woman è scritto prima di man solo per etichetta). Se abbiamo un appuntamento importante ci prendiamo tutto il tempo per studiarci e prepararci per sentirci vincenti (per esempio riposate/i, ben vestite/i, depilate/i (?)). Per assumere l’atteggiamento da super-woman/man quindi.

Al lavoro invece passa tutta la nostra vita.

Inutile evitare i giorni negativi;  il giorno in cui ti svegli e hai sognato di dover sposare Brunetta/Rosi Bindi – pena una catastrofe mondiale – e tua madre e i dodici apostoli applaudono da dietro il banco della giuria; il giorno in cui sei afflitta/o da colite cronica e sudando non fai che correre in bagno; quel giorno in cui hai conosciuto uno/a che ti piace e lei/lui ti ha chiesto il numero e ha detto “Ci sentiamo presto” e tu subisci la schiavitù di aspettarti prima o poi un SMS con almeno su scritto un solipsistico “Prova”, senza nemmeno il ciao.

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Quella mattina Dio non aveva potuto fare a meno di alzare la cornetta e chiamare il suo vicario, nonché vescovo della chiesa più importante del mondo, Roma.
“Allora?”
“Signore, io ho provato a metterci una toppa…non so se hai sentito, ma ho detto: siate intransigenti con il peccato ma perdonate il peccatore…”
“Bella frase!” Tuona la Sua voce dall’alto dei Cieli.
“Ma non eri Tu che dicevi…”
“Sentiamo!” – fa Dio con aria inquisitoria – “Cosa dicevo?”
“Bè, insomma, anche con Maddalena sei stato magnanimo…”
“Giusè, ma tu vuoi fare fesso proprio a me? Maddalena faceva la mignotta, qua stiamo parlando di preti pedofili!”
“Eh, già, Signore mio, che storiaccia. Pensa che stanno mettendo in mezzo anche me…”
“Finalmente!”
“Ma Signore io…”

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Questo articolo è un esile tentativo di difesa da parte del fu Theophile Gautier agli attacchi vaginali di Giselle, women power. L’accusa è di femminismo volontario e de-penalizzazione dei figuri maschili nel balletto Giselle.

E’comprensibile che il fatto che un uomo, uno scrittore, che abbia valori testosteronici nella media assoluta si metta a scrivere un Libretto per un balletto, possa risultare appena donnesco. Del resto, all’epoca (intorno al 1840)  le donne al massimo scrivevano la lista della spesa e quindi, se un balletto doveva essere scritto, questo doveva essere scritto da un uomo. E certo anche l’omosessualità, come ci insegna Oscar Wilde (e più tardi il povero Alan Touring, castrato chimicamente – evviva la liberalità britannica), non poteva sfogarsi alla Mucca Assassina. Ed ecco che qui veniamo al punto: era il nostro povero Teofilo un essere umano tendente all’etereo, donna mancata schiacciata sotto il machismo dei suoi organi genitali, senza possibilità di redenzione?

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Ci si arrabbia e si litiga. Per delusione, per nervosismo, per noia, ci si arrabbia e, fin da piccoli, si scopre, con crescente entusiasmo, la liberatoria pratica dell’insulto. Si passa da “stupido, cretino, deficiente, scemo” (possibilmente detti in fila e rapidamente) rivolti ai compagni di giochi, al “testa di cazzo” ringhiato al testa di cazzo che ti taglia la strada in auto molti anni dopo.

A mio modo di vedere, per qualunque motivo lo si faccia, la pertinenza degli insulti è fondamentale. L’insulto deve essere liberatorio e soddisfacente per chi lo lancia e la soddisfazione nasce, in buona sostanza, da quanto è corretto e calzante il termine utilizzato, da quanto, cioè, l’insultato si senta tale in quel contesto.

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Giselle, women power

Metti una domenica all’Opera di Roma e metti il più romantico e celebre balletto classico: Giselle.

Che meraviglia vedere tanta fatica trasformata in leggerezza, muscoli tesi che sembrano piume. Gli occhi si perdono sui corpi dei ballerini, sui costumi e le scene, maestose e magiche, come il mondo delle favole d’infanzia. E il teatro dell’Opera, una cornice dorata attorno alla magia in cui sei accompagnato. Ci siamo fatte rapire subito, abbandonate sulle poltrone comode.

A un certo punto della storia, però, mi sono detta sorridendo: Ma questo è un massacro!

Per doverosa chiarezza, riporto di seguito un personalissimo riassunto del libretto, per chi, come me, è a digiuno di balletti.

Libretto: Giselle, giovane contadina ballerina, è fidanzata con Loys, un figo pazzesco che lei crede contadino ma che invece è un duca, peraltro promesso sposo di una principessa, Bathilde.

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