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Archive for aprile 2010

La Romania è ottimista

L’ottimismo segue vie misteriose, non sempre facili da individuare, anche perché l’ottimismo non si insegna, bisogna viverlo.

Dalle finestre della tua casa si vede una piccola piazza, al centro della piazza il dignitoso monumento ai caduti, che in un paese così piccolo è un breve elenco sul basamento di marmo. Hai comprato questa casa anni fa, soprattutto per l’affaccio che, dall’alto del muro di cinta del borgo, ti concede una vista meravigliosa della valle e della città. Proprio sotto le finestre, come disegnata, c’è una piazzetta, circondata da case dal sapore antico. Quando sei venuta a vivere qui, nelle case che affacciano sulla piazza, abitava un gruppetto di vecchiette, tutte amiche, tutte riunite, ogni giorno, sulle panchine a chiacchierare.

Davano un tocco romantico, erano belle da vedere, preziose da ascoltare, divertenti, affettuose. “Signorì, stasera ha fatto tardi, eh?”

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Che il (maledetto) upload delle foto di face book si rifiuta di collaborare finché non viene ripetutamente insultato. Provare per credere.

Che negli uomini il testicolo sinistro ha tutte le funzioni, mentre il destro è solo lì per simmetria. L’importanza di chiamarsi Evaristo.

Che, allora, se dovete dare del coglione a qualcuno, è peggio se aggiungete “destro” o “Ernesto”.

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Arriverà anche da voi, se non è già arrivata.

Arriverà e vi costringerà a confrontarvi con i vostri sensi di colpa, la vostra pigrizia, il vostro spirito di sacrificio. Si chiama Raccolta Differenziata Porta a Porta.

Il Comune in cui vivo è di piccole dimensioni, pertanto vi invito a prendere quello che segue come un esempio di quello che potrebbe accadere nei grandi centri urbani.

Comincia così:

Per prima cosa il Comune indice delle riunioni pubbliche per spiegare alla cittadinanza l’importanza, fondamentale, per il futuro nostro e dei nostri figli e dei figli dei nostri figli, della raccolta differenziata. Noi (sì, proprio noi) siamo chiamati a salvare il mondo!

Fino a questo punto la maggioranza approva, qualcuno pensa a una vendita promozionale, i più svegli iniziano a guardarsi intorno perplessi.

Poi, con un’ illuminazione da concerto rock e la musica da comizio elettorale, entrano loro: i contenitori!

Applausi.

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La pubblicità, quella televisiva, si divide in blocchi.

I blocchi sono gruppi di spot mandati in onda durante i programmi televisivi.

I blocchi variano a seconda della fascia oraria, o meglio variano gli spot, che vengono mandati in onda nelle fasce orarie in cui si presume che il consumatore medio di quei prodotti sia davanti alla tv.

Durante la fascia oraria dei cartoni animati e sui canali a tema, vanno in onda spot di giocattoli e di tutto ciò che riguarda i bambini o le famiglie (merendine, zaini, abbigliamento e qualunque altra cosa, meglio se inutile, un bambino possa desiderare).

Poi ci sono gli spot rivolti agli uomini, mandati in onda durante le partite, i telegiornali, i canali come Fox Crime o i film d’azione. Per il pubblico maschile i messaggi pubblicitari riguardano principalmente auto sportive, rasoi, birre, profumi, auto familiari, auto di lusso, saponi da barba (mi correggo: gel o schiume. Il sapone lo usava mio nonno, che peraltro aveva la pelle molto più morbida. Ma questo non si dice.) .

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Che usare le palanche per fare un pavimento in legno costa pochissimo e fa tanto shabby chic.

Che il bancone in questo Paese è amaramente sottovalutato.

Che il bancone, per essere un bancone fico, deve avere una profonda rientranza subito al di sotto del piano d’appoggio e degli sgabelli con i poggiapiedi all’altezza giusta (la nostra).

Che l’Islanda non esiste. E’ stata inventata per essere il capro espiatorio dell’Europa. Non a caso somiglia a Cripton, il pianeta di Superman. Ci avevate mai pensato?

Che Samuele Bersani non è basso.

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E’ universalmente riconosciuto che negli Stati Uniti d’America la fobia dell’alcolismo e la conseguente ghettizzazione del consumatore di alcol ha raggiunto livelli allarmanti.

Ad una prima lettura potrebbe sembrare colpa degli svedesi, che con la vodka, si sa, fanno ricche abluzioni all’esofago: il termine alcolismo venne infatti usato per la prima volta nel 1849 da Magnus Huss,  Professore di Medicina Interna dell’Università di Stoccolma. Costui tuttavia, da medico qual era, ne analizzò le conseguenze fisiche e i possibili (potenzialmente anche piacevoli) effetti.

Fu invece l’americano Elvin Morton “Bunky” Jellinek negli anni Sessanta a considerare per la prima volta l’alcolismo come una malattia dipendente principalmente da fattori costituzionali, psicologici e sociali.

In pratica: sei un Hobbit scheletrico? Sei più timido di Spank? Stai sulle palle a tutti?

Se ne deduce che la tua unica via d’uscita sarà prima l’alcol, poi l’alcolismo, e infine la morte per cirrosi epatica.

Caro e vecchio allarmismo americano, cara e vecchia strategia della paura.

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I proverbi ed i detti popolari sono da sempre accostati alla saggezza detta, appunto, “popolare”, aggettivo che conferisce una ulteriore credibilità alla parola saggezza, già di per sé rassicurante.

Per tradizione si è portati a dare per assunti i precetti indicati dai proverbi, come se essi dovessero rispecchiare la realtà e, quindi, offrire al proverbiando (colui che enuncia il proverbio) delle chiare linee di condotta. Secondo recenti studi dell’Institute of Social and Cultural Antrophology of Oxford questo comportamento riflesso, indotto dal proverbio, nasce dall’assunto che i nostri antenati fossero più saggi di quanto non siano le generazioni attuali, più attenti ad osservare la realtà ed a riassumerla in brevi massime di vita, utili per ogni evenienza.

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