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Archive for the ‘91mo minuto’ Category

E vai con la Clip

Come diceva il mitico Riccardo Garrone in Vacanze di Natale (1983): “E anche ‘sto Mondiale se lo semo levato dalle…Stalle” – ci eravamo ripromesse di  essere arrabbiate, sarcastiche e pungenti su questo Blog, ma mai e poi mai volgari. E che Razzo! In ogni caso questa cosmica forma di competizione sportiva è finita, e anche da un po’. Tuttavia questa rubrica rimarrà in auge per eventuali taglia e cuci calcistici in vista di Campionato, Champions e Coppa Italia e sopravviverà al giugno sudafricano che tanto ci ha regalato, mantenendo ovviamente l’alto livello del tecnicismo dei commenti.

Per adesso ci sembra doveroso un saluto al primo mondiale nel continente nero, accompagnato da ringraziamenti specifici per tutta una serie di chicche che, volente o nolente, ci ha offerto come regalo. Se fossimo in televisione ora sentireste una leggera musica salire dal nulla, probabilmente la colonna sonora di Momenti di Gloria a scandire la solennità del momento, ed io, vestita da Gad Lerner, con tanto di sorriso sinistra-sbilanciato ed erre arrotata da un treno in corsa, direi al pubblico a casa: “PaRtiamo puRe con la Clip”.

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Allacciate gli scarpini

Se c’è una cosa apprezzabile nel nostro paese è la verve. Noi siamo quelli che gesticolano anche al telefono, siamo geneticamente programmati per la discussione, che sia in un caffè o in un’aula di tribunale. E i mondiali di calcio sono l’Occasione delle Occasioni per un paese di coach come il nostro.

Giocheremo la nostra prima partita solo stasera, ma i titoli dei giornali si sono sprecati in questi giorni. Perché a noi italiani, pur di fare crocchio, ci piace anche mischiare le cose, intrugliarle insieme e magari farnee un bel guazzabuglio. L’essenziale questione della necessità di racimolare denari pubblici togliendoli ai nababbi giocatori azzurri ha occupato colonne di commenti, fino all’epilogo (geniale) della scelta degli azzurri di devolvere gli eventuali premi alla fondazione per i festeggiamenti del 150° della Repubblica.

E’ ovvio che dopo questi eventi nessuno, nemmeno suo cugino carnale, avrà il coraggio di invitare Calderoli a vedere la partita in casa propria. Uno che parla dei premi che gli azzurri incasserebbero prima ancora che abbiano anche solo sfiorato l’erba dello stadio, voi capite, porta sfiga.

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Mancano dieci giorni e poi sarà di nuovo Mondiale.

Le città si svuoteranno circa un’ora prima del calcio d’inizio delle partite e poi scenderà il silenzio, rotto solo da un’unica grande eco di tutti i televisori del paese sintonizzati su un unico canale. Saranno serate da pasta al tonno o pizze da asporto, da ordinare con molto anticipo ché chi ha voglia di cucinare? Birre ghiacciate e bicchieri di carta. Tutti un po’ allenatori, un po’ giocatori, e quel “noi” che diventa il soggetto di ogni frase.

Vi siete mai affacciati a una finestra durante una partita dell’Italia?

Gli stessi bagliori da tv accese arrivano da tutte le finestre, ha un che di magico, bisogna ammetterlo.

Potremmo disquisire a lungo sul perché in questo paese ci si unisce solo per un pallone (e a volte nemmeno per quello), o su quanto è ridicolo emozionarsi fino alle lacrime per ventidue tizi che inseguono una palla (attività già praticata con successo in tutti gli asili nido del pianeta), ma a che pro? A dieci giorni dal fischio della prima partita ogni dietrologia diventa superflua, ogni snobismo è fuori luogo. Non vale approfittare delle città deserte per andare a cinema e musei, non vale fare quelli contro che organizzano pietose cene anti-mondiali. Si tifa, e basta. E si tifa all’italiana: gridando, gesticolando, facendo rumore, facendo le corna.

Chiarito questo, l’essenziale è ricordarsi che essere un tifoso o una tifosa non è affatto la stessa cosa.

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