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Archive for the ‘Sputi’ Category

Carmen mucci

Avete mai riflettuto sul cerchio della vita?

Vi siete mai chiesti quali sono i nostri punti fermi?

Quali siano le costanti attorno alle quali ruota la vita di ogni essere umano?

Il moccio, o muco che scende dal naso, dal latino “muceum”, derivazione di muccus ‘muco’, anche detto moccolo o moccico e che noi, affettuosamente, chiameremo mocciolo, è una di queste costanti.

Trascurato, bistrattato, denigrato, il mocciolo, con un interessante processo ellittico, ci accompagna nel corso dell’intera vita, silenzioso ma affettuosamente presente. Abbonda sotto i nasi dei fanciulli, si consolida nell’età adulta e torna a sciogliersi, compassionevole, scivolando dai nasi enormi degli anziani.

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Donne! Non è arrivato l’arrotino. No. Ma è a voi che ci rivolgiamo affettuosamente, richiamandovi a un amor proprio dimenticato, bistrattato, troppe volte declassato al livello, per essere à la page, del precariato giovanile  nazionale. Non è chiaro?

Nonostante i passati 60 anni vi abbiano regalato nobili  conquiste della parità dei diritti civili, l’intrinseca diversità dei due sessi (e parliamo dei due sessi “base”) continua a essere evidente come l’alone di sudore su quella camicetta verde mela che non mettete mai dopo il solstizio d’estate.

L’unione tra queste due diversità continua comunque a garantire la continuità della specie umana, seppur forse non la qualità. Come nessuno vi ha mai rivelato, ciò avviene grazie alla fecondazione dell’ovulo da parte di uno spermatozoo e dalla nascita di numerosi pargoli.  Gli evoluzionisti direbbero che affinchè i geni si propaghino indisturbati e mutino per elevare il (comunque basso) livello di qualità, c’è bisogno che i più duri la vincano.

Come abbiamo imparato alle medie, vincono quelli che hanno il collo più lungo.

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Questa lunga estate 2010 è stata, finalmente, calda e assolata. Niente nubifragi sulla penisola italica, niente tornado a spezzare le ferie di agosto, solo un bel sole e qualche giornata di nuvole, giusto per riposarsi un po’. Perché, si sa, in ferie non ci si riposa poi tanto. Tra un’escursione e un aperitivo resta giusto il tempo per leggere qualcosina, e fare due chiacchiere, due pettegolezzi innocenti per sgranchirsi la lingua e la mente offuscata dal sudoku.

D’estate vale anche comprare rotocalchi e rivistelle che solitamente, d’inverno, snobberemmo con aria di sufficienza. Chi, Top, Stop, Oggi, Ieri e Domani. Purtroppo, solitamente, a questa maggiore disponibilità di tempo si associa una sgradevole penuria di notizie. A parte gli pseudo vip della Costa Smeralda (disposti a posizioni da kamasutra pur di essere paparazzati) anche il mondo va in ferie, non solo noi, e quindi fatta eccezione per qualche gossip succulento c’è davvero poca trippa per noi gatti spelacchiati e sonnacchiosi.

E qui è doveroso aprire una piccola parentesi: un tempo i gossip delle riviste parlavano delle grandi case reali europee, degli attori di Hollywood, dei miti della cronaca e dello spettacolo, riportandone, comunque, nomi e cognomi. Oggigiorno o segui tutti i reality e le trasmissioni della De Filippi o rischi di essere ingloriosamente tagliato fuori. I titoli?

‘Mario e Cinzia di nuovo insieme.’

‘Paola e Titti forse si amano ancora.’

‘Giorgio: Senza Patti non vivo.’

E tu, io, noi, poveri esclusi, ci domandiamo in coro: chi cavolo è Mario?

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Come ogni rivista che si rispetti, arrivati a questo punto dell’anno, è doveroso affrontare un tema profondo e sempre attuale come l’estate!

Per questo non potevamo esimerci dall’offrirvi un pezzo fresco come la granita ed inutile come i micro-ombrelloni, ricco di riflessioni superflue, sciocchi doppi sensi e futili giochi di parole, perfettamente in linea con la bollitura di piedi e cervelli, tipica di questa meravigliosa stagione!

L’eventuale abuso di punti esclamativi sarà tollerato con il sorriso, perché d’estate siamo tutti più allegri, più disponibili, più entusiasti!

Se per caso qualcuno volesse ignorare questo tema scottante (vi invito ad apprezzare l’originale gioco di parole), sappiamo tutti che non potrà farlo e che si ritroverà i piedi sporchi di sabbia o il segno degli occhiali sul naso, suo malgrado.

Innanzitutto, purtroppo o per fortuna, viviamo in un paese in cui l’estate si fa sentire, regalandoci, quasi sempre, temperature vicine al punto di fusione già a maggio, con rare eccezioni, come quest’anno, in cui si è riusciti a raggiungere il mare solo dieci giorni fa, chiedendoci se sia meglio rischiare l’evaporazione ma arrivare in ufficio color caffè già in primavera o avere l’aria sbattuta e smunta da impiegati ma ricordarsi il proprio nome e cognome fino all’ultimo giorno di lavoro.

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Iniziamo col buttare lì qualche luogo comune.

Eh, certo che il linguaggio scritto negli ultimi vent’anni è stato completamente stravolto.

Con le email, la grafica è entrata a pieno titolo nel nostro modo di scrivere.

Oggigiorno, chi scrive più una lettera d’amore?

Con gli sms i ragazzi di oggi hanno disimparato a scrivere.

Un nuovo italiano scritto è entrato a far parte della nostra vita. Sarà letteratura?

Adesso che ci siamo tolti dalle scatole l’introduzione al tema di questo articolo, vorrei puntualizzare alcune cosette pruriginose e scriverle, all’occorrenza, non sul caro e vecchio supporto cartaceo, bensì su un Post di un Blog su Web.

Dove scusa?

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Bistrattati, denigrati, guardati con la stessa pietà con cui si osserva il criceto che corre sulla ruota di plastica, la foglia di lattuga smozzicata lasciata a terra; guardati con sguardo laterale, appena di sguincio, solo momentaneamente distratto dal resto del mondo e pronto a tornare sulla pagina del quotidiano che stavamo leggendo, l’enciclopedia che stavamo consultando, la corazzata Potemkin che stavamo assaporando.  Perché il nostro cuore è troppo tenero ed evoluto per reggere il colmo dell’accoppiamento: miseria più ingiustizia divina. E loro purtroppo non sono solo gran lavoratori, sono Grandi Eroi. Sono i telefonisti di oggi.

Ce li hanno fatti un po’ a fettine, è il caso di dire, con questa popolazione di operatori telefonici di Call Center. Una popolazione senz’altro ricca, se non di soldi, di estrazioni diverse.

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“Cosa c’è in un nome? Ciò che chiamiamo

Rosa avrebbe con qualsiasi nome

un profumo altrettanto dolce.”

Dai tempi di Romeo e Giulietta chiamarsi in un modo piuttosto che in un altro, molto spesso, faceva già la differenza. Ne è prova che persino Giulietta, emblema dell’amore per antonomasia, arrivava a proporre a Romeo, bollito dalla passione, un meschino baratto del tipo: “lascia il tuo nome, in cambio prendi tutta me stessa”, e in ogni caso a tutti è noto come è andata a finire.

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